i risultati dell'indagine "Discrimination in the European Union". L'indagine conferma che le norme contro la discriminazione sono poco conosciute nei paesi dell'UE.
Far sapere ai cittadini del proprio diritto alla non discriminazione e alla parità di trattamento sarà uno dei compiti fondamentali dell'Anno europeo che opererà anche attraverso una campagna d'informazione mirata ed attività organizzate a livello comunale, regionale e nazionale
http://ec.europa.eu/employment_social/eyeq/uploaded_files/documents/eurobarometer_report_summary_en.pdf
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Il rapporto Istat - Maternità off limits: italiane penultime in Europa
Le donne italiane vorrebbero un figlio, al massimo due, e possibilmente dopo aver conseguito la laurea e trovato il lavoro. Ma spesso, soprattutto se non ci sono i nonni che le aiutano, ci rinunciano o rimandano di anni. Tradotto significa che l'Italia, con il suo 1,33 per cento di figli per donna - 29
anni l'età media del primo concepimento - è, tra i grandi paesi europei, uno di quelli con il tasso di natalità più basso (l'Italia è seguita solo dalla Spagna, 1,29, mentre a guidare la classifica è la Francia a quota 2 figli per donna).
Secondo i dati diffusi dall'Istat nel rapporto Essere madri in Italia,
http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070117_00/testointegrale.pdf.
le donne del Bel Paese hanno un grande desiderio di maternità, ma per una serie di concause rimandano oppure rinunciano. "La ricerca - commenta Anna Maria Oppo, docente di Sociologia all'Università di Cagliari - mette in luce un dato disastroso che ha delle cause precise: la difficoltà per le donne a trovare lavoro se sono sposate o, peggio, se hanno figli".
La professoressa Oppo, attualmente impegnata in una ricerca dal titolo Explain low fertility in Italy per conto della Brown University (North Carolina) sostiene che la bassa natalità nel nostro paese abbia ormai raggiunto livelli "patologici", tanto da diventare modello di studio. "Lo stato sociale in Italia per quanto riguarda la maternità è molto carente -spiega ancora -: gli asili pubblici sono pochi e non tutti possono permettersi una baby sitter. I bambini, almeno per come li alleviamo noi, costano molto e te li puoi permettere solo se in casa ci sono due stipendi.Quindi spesso se si decide di procreare si opta per un unico figlio". Ciò che manca dunque, secondo la docente, è "una politica della famiglia seria"
che permetta alle donne di conciliare lavoro e maternità.
Ma non solo. Stando al rapporto diffuso dall'Istat, infatti, a influire su questa tendenza è anche uno squilibrio legato al lavoro in casa: il 63 per cento delle madri occupate ha dichiarato di non ricevere nessun aiuto per i lavori domestici, il 52 per cento di chi è aiutata lo ottiene da una collaboratrice domestica mentre solo il 17 per cento ammette l'aiuto del partner. Poca collaborazione da parte degli uomini dunque, che va a cozzare con "orari di lavoro che nelle aziende italiane sono pazzeschi: una donna che lavora otto ore - spiega ancora la docente - torna a casa nel tardo pomeriggio e lì deve mettersi a sbrigare le faccende e accudire i figli. Nei Paesi scandinavi dove le politiche a favore della maternità sono concrete, gli uomini instaurano con la donna un rapporto paritario sia per quanto
riguarda la casa che i figli". A dimostrarlo ci sono i dati sul congedo parentale che in paesi come la
Svezia viene preso in egual misura sia dalle donne che dagli uomini. "E poi non dimentichiamo - conclude la Oppo - che nella nostra vicina Francia, dove il tasso di natalità è altissimo, ci sono i Pacs: la metà dei figli sono concepiti fuori dal matrimonio e le donne si sposano al secondo o al terzo
figlio. Anche in Italia c'è la tendenza a non volersi sposare, con la conseguenza però che non si fanno figli". E questo, forse, dovrebbe far riflettere sull'opportunità di un'altra legge su cui in Italia si sta
dibattendo molto: quella sulle unioni di fatto.
Antonella Loi
European Project Consult-in-Europe: older executives
unemployment concerns
ATDAL Over40 ha preso contatti con ESC (Francia) che coordina una parte del progetto Europeo, segue una sintesi della mail pervenuta da ESC:
"ESC has in charge of a study concerning the placement of older executives (over 45) in management consultancies. This study is part of the European Project "Consult-In-Europe" which gathers 13 partners from 9 European countries. This project aims at creating a vocational training programme in order to improve the employability of executives over 45. We are seeking your assistance to take part in our study as we think that your organization holds relevant information about the people concerned by the project. This information would be very useful to build an adapted training programme for executives over 45 willing to work in management consultancies. There is no slightest doubt that your collaboration would help them improving their competence and thus getting out of unemployment. .." ... cliccare qui per scaricare il programma del progetto