da Armando Rinaldi (Presidente ATDAL)
Carissimo Dr. Biagi,
bentornato !!! non credo servano altre parole se non un grazie di cuore.
Non Le faccio perdere tempo e vengo al dunque.
Un paio di settimane fa ho conosciuto una signora 50enne che ha lavorato come impiegata per una ventina di anni prima di essere privata del suo lavoro. Ha cercato di avviare una attività aprendo un piccolo negozio ma ben presto ha dovuto chiudere. Da qualche tempo è registrata presso una agenzia interinale che, di norma, la contatta la sera, all’ora di cena, per offrirle un lavoro di mezza giornata come cassiera in un grande ipermercato. Lavoro che la nostra signora accetta di buon grado essendo in condizioni economiche non proprio floride. Per ogni “chiamata” l’ipermercato stipula con lei un contratto della durata di 4 ore e, nel caso le chiedano di fermarsi anche nel pomeriggio, altro contratto per 4 ore. Il compenso pattuito è di 28 euro per 4 ore pagati con bonifico bancario dal quale viene scalato il costo del bonifico pari a 2 euro. Insomma, a fronte di una intera giornata di lavoro due contratti, due bonifici e due trattenute da 2 euro ciascuna.
Chi Le scrive è un ex-dirigente di azienda, ormai fortunatamente in pensione, che nel 1999, a 53 anni di età, è stato invitato a togliere il disturbo e non ha più avuto alcuna possibilità di ricollocarsi in ragione dell’età.
Nel 2002 ho dato vita ad una associazione non-profit con l’obiettivo di dare voce e tutelare (nei limiti delle nostre possibilità) i diritti degli over40 che perdono il lavoro a livello individuale e non riescono più a ricollocarsi. Considerati troppo giovani per la pensione ma troppo vecchi per lavorare sono costretti a vivere del tutto privi di reddito in attesa dell’unica possibile fonte di reddito che arriverà loro con la pensione non prima di avere compiuto i 60 (se donne) o i 65 anni (se uomini).
Caro Biagi, in questa condizione si trovano oggi nel nostro paese oltre un milione di madri e padri di famiglia. Spesso sono persone che portavano a casa il sostentamento per l’intera famiglia, spesso hanno figli ancora in età scolare e mutui da pagare, spesso hanno anziani che necessitano di cure e di assistenza.
Lei conosce benissimo i dati Istat che da anni, nonostante il Pil in sofferenza, la produzione industriale che stenta ed i consumi che si contraggono, ci parlano di un costante aumento dell’occupazione e, ultimamente, di un aumento in particolare tra le fasce di età over45.
L’Istat applica criteri il linea con quanto fanno negli altri paesi europei ma ciò non toglie che, forse, tali criteri non rispondono più alla realtà di un mercato del lavoro impazzito. Se infatti si vanno a leggere altri dati Istat si scopre che il numero di quelli che vengono definiti “scoraggiati” (coloro che non cercano più lavoro in quanto convinti di non avere alcuna possibilità) è passato, nel periodo primo semestre 1995 – primo semestre 2005 da 550.000 a 1.250.000. Ma gli “scoraggiati”, per l’Istat, non vanno a sommarsi al dato dei disoccupati. Come dire che se un altro milione di disoccupati si scoraggia abbiamo debellato la disoccupazione nel nostro paese.
Il problema della disoccupazione in età matura sta assumendo livelli di gravità impressionante ed è uno degli elementi fondamentali alla base della crescita del numero delle famiglie sotto la soglia di povertà. Tutto questo avviene mentre, indifferenti al continuo depauperamento della nostra struttura industriale, esperti di ogni genere, economisti, politici, imprenditori e media ci vogliono vendere ogni giorno l’immagine di una società che, pur tra qualche problema, è solida e capace di garantire un futuro a giovani e meno giovani. Forse le cose non stanno esattamente così e forse varrebbe la pena di parlarne.
La ringrazio per l’attenzione. A sua disposizione per qualsiasi eventuale approfondimento La saluto cordialmente e Le auguro buon lavoro
Armando Rinaldi