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Inviato da: Raffaella
20/02/2009 12.05

da Avvenire del 12 febbraio 2008 
Ho 48 anni, non sono ancora morto e fortu­natamente godo di buona salute. Sono in grado di camminare, di guidare un moto­rino o un’auto, di fare tutto nor­malmente... Eppure sembra che sia troppo anziano per svolgere qualsiasi lavoro».
  Stefano è un lettore disoccupato che ci ha scritto dopo essersi scontrato con l’ennesimo osta­colo a ritrovare un’occupazione. Si sente drammaticamente di­scriminato. Non è certo la prima volta che gli capita, ma in questo caso c’è un’aggravante, anzi due. È che la discriminazione per età – vietata dalla legge – è conte­nuta in un’inserzione di Poste i­taliane Spa, ente pubblico. E ad avallarla, in sostanza compien­do un’altra discriminazione in­diretta, sono stati nientemeno che i Centri per l’impiego della Provincia di Milano. Gli enti pub­blici, cioè, che oltre a cercare di favorire l’occupazione dei citta­dini facendo incontrare doman­da e offerta sono preposti a vigi­lare sul rispetto della relativa nor­mativa. Un incredibile cortocir­cuito, insomma. Ma ricostruiamo la vicenda. Nel periodo a cavallo di Natale ven­gono pubblicati presso alcuni Centri per l’impiego di Milano e provincia una serie di avvisi di ri­cerca per « N° 10 Portalettere – Poste Italiane – luogo di lavoro Hinterland milanese e zona Brianza (varie sedi). – Contratto tempo determinato full time dal 07/ 01/ 2009 al 31/ 03/ 2009. Di­sponibilità immediata per reca­pito corrispondenza. Diplomato (5 anni) scuole superiori, paten­te A/B, buona capacità di guida motomezzo aziendale ( 125 Li­berty), Orario 6 ore giornaliere per 6 gg alla settimana lun/sab.


  Età massima 35 anni » . Ecco il punto: un tale limite di età e­sclude dalla possibilità di lavo­rare un’ampia fetta di persone e – a nostro avviso – viola aperta­mente la legge 216 del 9 luglio 2003 che vieta discriminazioni per religione, convinzioni perso­nali, handicap, età e orienta­mento sessuale (vedi box a lato).
 

Poste italiane, da parte sua, re­plica in una nota che «La proce­dura, redatta ai sensi del decreto legislativo 231 ( relativo alla re­sponsabilità amministrativa del­le persone giuridiche, ndr) indi­ca alcuni criteri distintivi di sele­zione , tra i quali l’età non supe­riore ai 35 anni. Tuttavia questo elemento, non essendo un re­quisito inderogabile, non costi­tuisce un impedimento all’as­sunzione, ma è uno degli ele­menti importanti di valutazione per quelle mansioni che possano richiedere profili anagrafici non eccessivamente elevati, come nel caso del personale addetto al re­capito ». In sostanza, secondo le Poste scrivere su un’inserzione «età massima 35 anni» non co­stituisce requisito inderogabile, anche se poi si dice che è ele­mento importante di valutazio­ne, come se a 36 anni (e figurar­si a 40 e oltre) non si fosse più in grado di girare per le vie a distri­buire le lettere. Peccato che al Centro per l’impiego – e peraltro a chiunque legga l’inserzione – così indicato il requisito appaia tassativo. Stefano, infatti, ha ten­tato ugualmente di inoltrare il suo curriculum per poter con­correre all’assunzione tempora­nea, ma l’operatore del Centro per l’impiego gli ha risposto (per mail, in nostro possesso) che co­munque sarebbe stato scartato. E che questa sia la prassi lo con­fermano anche – con evidente imbarazzo – gli stessi responsa­bili dei Centri della Provincia di Roma, sul cui sito non sono affatto rari i « customer service » ricercati con «età massima 20-40 anni» o un «tecnico assistenza fo­tocopiatrici età 25-40 massimo» ( offerte rimosse dopo le nostre telefonate). Perché questa prassi contraria alla legge? « Perché se non assecondiamo le richieste delle aziende – spiega un diri­gente – poi non riusciamo a co­struire quel rapporto di fiducia con le imprese stesse, necessario a indirizzare verso di loro anche risorse deboli». Insomma, l’ente pubblico pragmaticamente si a­datta. Ma non dovrebbe invece vigilare e correggere?
 

«Purtroppo non siamo sorpresi, la discriminazione per età è dif­fusa nonostante la legge sia mol­to chiara a riguardo – commen­ta Luciano Penna del direttivo dell’Associazione ATDAL Over 40 –. Su questa battaglia siamo impegnati quotidiana­mente: abbiamo appena redatto un manifesto – ' Benvenuto, o­ver 40' – per le società di sele­zione del personale e stretto ac­cordi di sensibilizzazione con o­peratori come Umana e Quanta. Certo che se i primi a non ri­spettare la legge sono gli enti pubblici...».
 

Francesco Riccardi


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1 commenti...

Re: da Avvenire del 12 febbraio 2008

CERTE AZIENDE E CERTE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI MODIFICANO I PROPRI COMPORTAMENTI SOLO QUANDO GLI ARRIVA UNA DIFFIDA DA UN AVVOCATO. HA RAGIONE MARCO MASINI QUANDO NELLA SUA CANZONE DICE CHE L'ITALIA E' UN PAESE CHE CI HA ROTTO ........

Da WALTER a   28/02/2009 12.16

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