da Avvenire del 12 febbraio 2008
Ho 48 anni, non sono ancora morto e fortunatamente godo di buona salute. Sono
in grado di camminare, di guidare un motorino o un’auto, di fare tutto normalmente...
Eppure sembra che sia troppo anziano per svolgere qualsiasi lavoro».
Stefano è un lettore disoccupato che ci ha scritto dopo essersi
scontrato con l’ennesimo ostacolo a ritrovare un’occupazione. Si sente
drammaticamente discriminato. Non è certo la prima volta che gli capita, ma in
questo caso c’è un’aggravante, anzi due. È che la discriminazione per età –
vietata dalla legge – è contenuta in un’inserzione di Poste italiane Spa,
ente pubblico. E ad avallarla, in sostanza compiendo un’altra discriminazione
indiretta, sono stati nientemeno che i Centri per l’impiego della Provincia di
Milano. Gli enti pubblici, cioè, che oltre a cercare di favorire l’occupazione
dei cittadini facendo incontrare domanda e offerta sono preposti a vigilare
sul rispetto della relativa normativa. Un incredibile cortocircuito, insomma.
Ma ricostruiamo la vicenda. Nel periodo a cavallo di Natale vengono pubblicati
presso alcuni Centri per l’impiego di Milano e provincia una serie di avvisi di
ricerca per « N° 10 Portalettere – Poste Italiane – luogo di lavoro Hinterland
milanese e zona Brianza (varie sedi). – Contratto tempo determinato full time
dal 07/ 01/ 2009 al 31/ 03/ 2009. Disponibilità immediata per recapito
corrispondenza. Diplomato (5 anni) scuole superiori, patente A/B, buona
capacità di guida motomezzo aziendale ( 125 Liberty), Orario 6 ore giornaliere
per 6 gg alla settimana lun/sab.
Età massima 35 anni » . Ecco il punto: un tale limite
di età esclude dalla possibilità di lavorare un’ampia fetta di persone e – a
nostro avviso – viola apertamente la legge 216 del 9 luglio 2003 che vieta
discriminazioni per religione, convinzioni personali, handicap, età e orientamento
sessuale (vedi box a lato).
Poste italiane, da parte sua, replica
in una nota che «La procedura, redatta ai sensi del decreto legislativo 231 (
relativo alla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, ndr)
indica alcuni criteri distintivi di selezione , tra i quali l’età non superiore
ai 35 anni. Tuttavia questo elemento, non essendo un requisito inderogabile,
non costituisce un impedimento all’assunzione, ma è uno degli elementi
importanti di valutazione per quelle mansioni che possano richiedere profili
anagrafici non eccessivamente elevati, come nel caso del personale addetto al
recapito ». In sostanza, secondo le Poste scrivere su un’inserzione «età
massima 35 anni» non costituisce requisito inderogabile, anche se poi si dice
che è elemento importante di valutazione, come se a 36 anni (e figurarsi a
40 e oltre) non si fosse più in grado di girare per le vie a distribuire le
lettere. Peccato che al Centro per l’impiego – e peraltro a chiunque legga
l’inserzione – così indicato il requisito appaia tassativo. Stefano, infatti,
ha tentato ugualmente di inoltrare il suo curriculum per poter concorrere
all’assunzione temporanea, ma l’operatore del Centro per l’impiego gli ha
risposto (per mail, in nostro possesso) che comunque sarebbe stato scartato. E
che questa sia la prassi lo confermano anche – con evidente imbarazzo – gli
stessi responsabili dei Centri della Provincia di Roma, sul
cui sito non sono affatto rari i « customer service » ricercati con «età
massima 20-40 anni» o un «tecnico assistenza fotocopiatrici età 25-40 massimo»
( offerte rimosse dopo le nostre telefonate). Perché questa prassi contraria
alla legge? « Perché se non assecondiamo le richieste delle aziende – spiega un
dirigente – poi non riusciamo a costruire quel rapporto di fiducia con le
imprese stesse, necessario a indirizzare verso di loro anche risorse deboli». Insomma,
l’ente pubblico pragmaticamente si adatta. Ma non dovrebbe invece vigilare e
correggere?
«Purtroppo non siamo sorpresi, la discriminazione per età è diffusa
nonostante la legge sia molto chiara a riguardo – commenta Luciano
Penna del direttivo dell’Associazione ATDAL Over 40 –. Su questa
battaglia siamo impegnati quotidianamente: abbiamo appena redatto un manifesto
– ' Benvenuto, over 40' – per le società di selezione del personale e stretto
accordi di sensibilizzazione con operatori come Umana e Quanta. Certo che se
i primi a non rispettare la legge sono gli enti pubblici...».
Francesco
Riccardi