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Inviato da: Raffaella
07/06/2007 23.17

contatti.jpgAll'Onorevole Maroni

Egregio Onorevole Maroni,

ho preso la decisione di scriverLe dopo averLa vista per l'ennesima volta ieri sera in TV nella trasmissione Matrix. Da tempo non reggo più qualsiasi trasmissione affollata da politici che parlano ormai  solo a se stessi e, soprattutto, ascoltano solo se  stessi. Svariando con il telecomando sono finito su Matrix e ho colto che l'argomento era per l'ennesima volta quello delle pensioni. Ho osservato attentamente la Sua faccia,quell'eterno sorriso un po' da presa in giro e, dato che sono forse uno dei pochi italiani che mantiene una memoria storica, ho rivisto la Sua faccia quando, ancora Ministro del Lavoro, rispondeva categoricamente a Bruno Vespa che le pensioni di anzianità non si sarebbero toccate dato che l'età media di pensionamento in Italia era praticamente in linea con il resto d'Europa. Lei diede anche dei dati precisi: 59,4 anni in Italia contro i 59,7 della media europea. Poi evidentemente cambiò idea vista la Sua riforma che arrivo di lì a poco.

Lei è stato per 5 anni Ministro del Lavoro e certamente è al corrente del fatto che da anni molte imprese hanno svecchiato i propri organici buttando letteralmente sulla strada centinaia di migliaia di lavoratori in età matura che ben difficilmente hanno potuto ricollocarsi in ragione dell'età. Molti di questi disoccupati non sanno più a che Santo votarsi per mantenere se stessi e la propria famiglia, quella famiglia che interessa ai politici solo quando devono armare una delle tante manovre opportunistiche. Molti di questi disoccupati vantano decenni di versamenti contributivi ma, senza lavoro e senza reddito sono costretti ad attendere la maturazione dell'età anagrafica per ottenere quella pensione che può rappresentare l'unica fonte di reddito.

 Lei tutte queste cose le sa bene così come sa che durante il Suo mandato la Commissione Lavoro del Senato ha approvato alla unanimità un documento nel quale si riconosce la gravità del fenomeno della disoccupazione in età matura e si sollecitano urgenti interventi legislativi. Poiché Lei sa tutte queste cose è troppo chiederLe, quando difende la Sua riforma e lo scalone del 2008, di evitare di mostrarci il Suo sorriso soddisfatto. Lo faccia pensando a qualche centinaia di migliaia di madri e padri di famiglia che vivono in una condizione che lascia poco spazio al sorriso.

La ringrazio, distinti saluti.

 Armando Rinaldi Presidente Atdal Over40

contatti.jpgAlla redazione della trasmissione di Rai 3 "Cominciamo bene"

Gentili Signori, sono Armando Rinaldi Presidente dell'Associazione  non-profit Atdal Over40,

 che voi già conoscete  (una nostra Associata, Raffaella D'Alessandro) è  stata recentemente ospite in una vostra puntata.

Ho seguito la puntata odierna della trasmissione  con particolare riguardo all'incontro con il Sig.  Treves della CGIL e mi permetto di inviarvi qualche osservazione.

Credo, personalmente che, al di là della buona  fede di molti interlocutori che partecipano alle  trasmissioni in veste di esperti, il dibattito su  temi cruciali quali il lavoro, le pensioni, gli  ammortizzatori sociali sia perennemente afflitto  da stereotipi e luoghi comuni che non giovano  certo alla ricerca e individuazione di soluzioni efficaci. Al fine di evitare di scrivervi un libro mi  voglio limitare ad affrontare il tema di quella  antica tendenza, di cui dovremmo tutti  vergognarci, che ci porta ad aspirare al posto di  lavoro fisso. Un luogo comune che in qualche modo  porta acqua al mulino di chi propone un paese  "moderno", dove la buona flessibilità offre  innumerevoli opportunità di crescita economica e  professionale, un paese dove milioni di  lavoratori con il sorriso sulle labbra saltano  con leggerezza da un posto di lavoro ad un altro,  pienamente appagati da questa loro duttilità. Non ho mai amato ricorrere all'esempio personale  ma come si dice a Roma, quando ce vo ce vo.

Oggi  ho 59 anni e sono in pensione ma la mia vita  lavorativa mi ha visto impegnato, anche con  incarichi direzionali, per 34 anni durante i  quali ho cambiato 5 aziende multinazionali. Ciò  nonostante, in barba al ruolo, all'esperienza,  alla professionalità acquisita, a 51 anni sono  stato messo alla porta e, impossibilitato a  trovare una ricollocazione dignitosa, ho atteso  circa 4 anni per arrivare alla pensione. Non ho  figli, sono sempre stato una persona  "risparmiosa", non avevo mutui da pagare, quindi  sono riuscito a superare indenne (abbassando il  mio tenore di vita) questa lunga fase senza  reddito. Per altri, per molti altri la situazione  è stata ed è molto più drammatica. Ora, io posso capire che il Dr. Mirabella, non  essendo un esperto del settore, possa dire cose  che ritroviamo sulle pagine di molti giornali e  diamo, troppo spesso, per acquisite. Ma non posso  non inalberarmi di fronte alla accondiscendenza  del rappresentante della CGIL dal cui discorso,  per quanto un po' confuso, siamo riusciti a  capire che anche la CGIL si è ammorbidita  rispetto alle precedenti posizioni critiche sulla Legge 30 e la precarietà.

Vi invito a provare ad allargare lo spettro  dell'analisi. Viviamo in un paese che ha visto  negli ultimi anni una progressiva  deindustrializzazione con interi comparti  industriali che hanno deciso di delocalizzare in  altri paesi magari dopo avere prepensionato o  collocato in mobilità (a spese dell'INPS) o,  peggio ancora, licenziato migliaia di lavoratori.  

Dobbiamo rapportarci ad una imprenditoria sempre  più spostata sul piano finanziario a scapito di  quello industriale, in un paese dove i furbetti  del quartierino ne fanno di ogni e al massimo se  la cavano con qualche mese di arresti domiciliari. In questo contesto la grande e media impresa del  nostro paese interpreta le logiche della  globalizzazione come un infinito gioco fatto di  scorpori, acquisizioni, manovre di borsa, ecc.  tutti processi che, all'interno delle aziende, si  traducono in continui cambiamenti, rimescolamenti  di responsabilità, strategie, metodi di lavoro. E' chiaro che in queste condizioni il lavoratore  "maturo" trova difficoltà di adattamento che  nulla hanno a che vedere con una presunta  mancanza di professionalità. Se ti cambiano il  capo, la strategia, il modo di lavorare, ecc.  ogni tre mesi non c'è professionalità o corsi di  formazione che tengano perché non è la  professionalità che manca ma l'attitudine a  rispondere prono ad una demenziale frenesia  imposta non più dalla quantità e qualità dei  prodotti che devi realizzare e vendere ma  dall'indice azionario a cui guardano gli stock holders. Diventa quindi evidente che questa logica porta  ad escludere il lavoratore maturo e  professionale, quello che vuole capire prima di  agire, che porta consigli e critiche, ed a  privilegiare il giovane, quasi sempre precario, e  quindi sotto ricatto, che come unica possibilità  quella di adattarsi e obbedire. Non rendersi conto di questo scenario significa  anche non essere capaci di elaborare proposte e  soluzioni idonee. Sentire un importante  rappresentante della CGIL accodarsi agli  stereotipi che vanno per la maggiore ci fa capire  meglio di ogni analisi perché i sindacati non  riescano a fare breccia tra i giovani e non  trovino una seria rappresentanza tra il ceto medio impiegatizio. Si può giocare all'infinito sui numeri,  manipolandoli come viene più comodo ma, il dato  di fatto è che oggi le Confederazioni Sindacali  trovano la principale rispondenza tra i  pensionati e tra una classe operaia che tra  qualche hanno dovremo inserire tra le specie protette dal WWF.

Come si usa dire, la domanda viene spontanea:  quando questo paese comincerà a prendere atto di  una realtà che è diversa da quella raffigurata da  politici, sindacalisti, esperti tuttologi, quando  avremo il coraggio di prendere atto che il mondo,  in particolare il mondo del lavoro, cambia ad una  velocità impressionante e che chi vuole  rappresentarci continua ad offrire al paese  ricette stantie, soluzioni da attuarsi in tempi  talmente lunghi da essere obsolete prima che se ne avvii il processo. Mi fermo qui. Non era e non è mia intenzione fare  della sterile polemica, ritengo la vostra una  trasmissione intelligente e vi prego di  considerare questa mia un piccolo contributo di idee.

Vi ringrazio per l'attenzione,

 Armando Rinaldi Presidente Atdal Over40

 

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