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Inviato da:
Raffaella
19/06/2007 5.35
da Armando Rinaldi
Ancora una volta Emma Bonino, tuttologa del Partito Radicale - Rosa nel Pugno è tornata con una lunga intervista rilasciata alla Repubblica su uno dei tanti temi che le stanno a cuore: il tema del prolungamento ai 65 anni dell'età pensionabile per le donne. Nulla di soprendente. Da anni Emma Bonino e i Radicali affiancano ad alcune battaglie benemerite in materia di diritti civili "sconfinamenti" in settori dell'economia e del welfare dei quali faremo volentieri a meno. Nella sua intervista la Bonino si preoccupa per le donne 60enni costrette a rintanarsi in casa, non realizzate, depresse per questo odioso sistema che le ha costrette ad andare in pensione. Una tesi quanto meno curiosa se si considera che uno dei problemi principali del nostro paese non è quello di trattenere ulteriormente al lavoro le donne over60 quanto quello di offrire un lavoro alle over20-30-40. Bisogna dire che quando ci preoccupiamo di nuovi possibili interventi sulla disoccupazione ci vengono in mente personaggi come Dini, Amato, Prodi, D'Alema, Fassino e rischiamo spesso di dimenticare i "talebani" più accesi nel voler rimettere in discussione le norma già pesantemente penalizzanti: appunto la brigata Radicale.
Questo è l'articolo della Bonino su Repubblica del 19 giugno 2007
SE LA SIGNORA GINA VUOL LAVORARE ANCORA
Caro direttore, il tema delle pensioni nasconde molte realtà diverse ponendo un problema di equità sociale, dal lavoratore del pubblico impiego all'operaio dell'industria pesante, dal pensionato che non riesce a raggiungere il minimo pensionistico alla donna casalinga. In questo contesto complesso e variegato vorrei che mantenessimo un occhio di riguardo anche per la signora Gina. Il nome è di fantasia, mala situazione che descrivo è molto reale. La signora Gina ha sempre lavorato, ha figli ormai grandi, sta per compiere sessant'anni. In teoria può optare per mantenere il posto di lavoro. Ma le pressioni perché "torni a casa" e si occupi della famiglia sono piuttosto forti. Non è contenta di andare in pensione, la signora Gina, per almeno tre ragioni. 1) Innanzitutto perché vuole continuare a far parte del mondo del lavoro. Non le dispiacerebbe fare qualcosa di diverso, avere più tempo libero attraverso forme di part-time, magari riqualificarsi (la vita è ancora lunga, le statistiche le dicono che può sperare di godere almeno di altri 15 anni di buona salute), ma sa bene che in Italia quando si è fuori si è fuori; per chi va in pensione le possibilità di rientrare in un'attività produttiva sono quasi nulle. 2) In secondo luogo, la signora sa farsi molto bene i conti. Cinque anni di contribuzione in meno si tradurranno in una pensione minore e in una maggiore erosione negli anni. Aumenterà il rischio di impoverimento. 3) Infine, Gina vuole molto bene ai suoi nipoti e anche alla vecchia mamma inferma ma non ha alcuna voglia di occuparsene a tempo pieno. Preferirebbe continuare a svolgere la sua attività, aiutare figli e figlie nel tempo libero, contribuire alle spese di assistenza senza diventare una badante. L'apologo della signora Gina serve a spiegare la mia insistenza sul prolungamento dell'età di pensionamento delle donne. Credo che, lungi dall'essere un privilegio, il pensionamento anticipato per molte donne sia una trappola. Del resto, tutta l'Europa si muove verso l'equiparazione dell'età di pensionamento e il differenziale che vige in Italia è oggetto di una procedura d'infrazione comunitaria per quanto riguarda l'impiego pubblico. Perché è vero che questo non è obbligatorio, ma il solo fatto che sia una facoltà per le donne è vista come un incentivo ad andarsene, ad uscire dal mondo del lavoro, cosa che peraltro può far comodo anche al datore di lavoro. Non penso che il pensionamento anticipato possa servire a indennizzare le donne per la doppia fatica svolta nella loro vita, lavorando e occupandosi della famiglia. Molto meglio indirizzare il risparmio derivante da un progressivo innalzamento dell'età pensionistica verso investimenti nelle cosiddette "pratiche di conciliazione", cioè in tutte quelle iniziative (a cominciare dagli asili nido) che serviranno ad aumentare il tasso di occupazione femminile. Una maggiore disponibilità di strutture di supporto alla famiglia migliorerà la qualità della vita anche delle donne di una certa età come la signora Gina, non più costrette a restare a casa appena possibile a fare le bambinaie per consentire alle figlie di lavorare. Perché la mia proposta di equiparazione dell'età è stata accolta con tanta acrimonia? Credo che sia ancora diffusa, come segnalato anche da economisti e sociologi, una tendenza a pensare che il ruolo della donna debba essere all'interno della famiglia, che il lavoro femminile sia uno sgradevole accidente da contenere il più possibile. Senza rendersi conto che al giorno d'oggi senza un secondo stipendio nel nucleo ben difficilmente si fanno i figli e che in ogni caso l'apporto dell'altra metà della popolazione alla produzione di ricchezza è fondamentale per lo sviluppo futuro, come ha ricordato di recente l'Economist, citando in particolare i ritardi di Italia e Giappone. Il problema della terza età in Italia non è fatto solo di aridi calcoli sul pensionamento, ma è un problema culturale e sociale. Non me ne vogliano i colleghi Ferrero e Damiano, ma chissenimporta se la metodologia Ocse di calcolo delle pensioni è diversa da quella di Eurostat. Sappiamo comunque che il mondo verso il quale ci avviamo è un mondo di persone anziane, che non devono essere emarginate dalla società. Mantenere ad esse un ruolo produttivo è un obiettivo di civiltà e non solo di equilibrio dei conti pubblici.
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3 commenti...
Re: La Sig. Gina della Bonino... e le altre signore? quelle che sono lontane/lontanissime dalla pensione e non trovano lavoro?
Per poter parlare di innalzamento dell'età pensionabile delle donne, bisogna che innanzi tutto esista un lavoro per le donne! Non conosco nessuna donna che arrivata a 60 anni voglia ancora lavorare, perchè quelle che lavorano veramente, vedono il giorno della pensione come il miracolo che si avvera per poter finalmente fare quello che da una sognano di fare: dedicare del tempo a se stessi, con tutti gli annessi che si aggiungono, nipotini, figli etc. etc... Questo per guardare ai desideri di quelle donne che lavorano. Innalzare l'età pensionabile delle donne è una convenienza solo ed esclusiva dell'INPS in quanto non eroga un certo numero di pensioni per un N di anni. Alle aziende non conviene, in quanto nelle loro opere di riorganizzazione la prima cosa che fanno è svecchiare il personale dando gli scivoli per andare in pensione, in accordo con governo e sindacati. Quindi per quale motivo favorire sgli svivoli da una parte e poi innalzare l'età pensionabile. Ci rendiamo conto che una persona al massimo della carriera con una produttività e Know-how nella media, all'azienda costa 3 volta un giovane neo assunto con mente flessibile, più portato alla innovazione è economicamente più vantaggioso, grazie ai nuovi contratti a tempo e a progetto dove i rischi , sono solo del dipendente! Sappiate che non esiste nè malattia e ferie, in quanto a parole è contemplata di fatto non te le pagano. I contratti a progetti hanno fatto in modo da far nascere il nuovo schiavismo, devi essere sempre disponibile ad accettare un incarico in quanto se hai deciso di prendere un periodo di ferie e c'è necessità , c'è subito un latro pronto a occupare quel posto. Si è dato agli impenditori lo strumento di fare dei giovani e di tutti quelli che non hanno un lavoro fisso di essere i nuovi schiavi del domani. Prima di innalzare l'età della pensione vediamo di legiferare su quello che è il Lavoro con la ""L"" maiuscola. L'Istat si VERGOGNIi nel dire che è diminuita la disoccupazione, perchè se è vero che un contratto anche di un solo giorno fa si che il lavoratore non è più disoccupato non fa di lui neanche un lavoratore occupato! Quindi se è proprio indispensabile, innalzare l'età pensionabile, perchè oggi si vive più a lungo, abbiamo il coraggio di dire anche, che contemporaneamente non c'è sufficiente forza lavoro che sia in grado nelle generazioni future di garantire le pensioni già maturate. Come la mette la Bonino con la politica delle famiglie? Siamo tutti consapevoli che già dal 1965 la popolazione italiana è in calo, e negli ultimi quarantanni si sono stabilizzati i dati di morti e nascite, fino ad arrivare negli anni Novanta con nascite nettamente inferiori alle morti? Non crediate che la forza lavoro straniera necessariamente si stabilizza qui per pagarci le pensioni!!!! I problemi sono molteplici, se dobbiamo togliere un impiccio all'Inps, inominciamo dal ridurre le spese! Siamo sicuri che tutte le sedi Inps siano indispensabili? Sono tutte produttive! Il managment è in esubero? Non è il caso di guardare prima all'efficienza e pianificare in modo mirato ed intelligente le spese affinche non si sprechi il denaro che deve essere veicolato sulle pensioni? Medidate gente!!!!
Da giona54 a
22/06/2007 8.49
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Re: La Sig. Gina della Bonino... e le altre signore? quelle che sono lontane/lontanissime dalla pensione e non trovano lavoro?
Ecco la risposta alla Bonino di una lettrice di Repubblica, pubblicata sulla stessa il 22 giugno 2007: " Ecco perché Gina sceglie di andare in pensione. Ho letto l'articolo di Emma Bonino e, sentendomi chiamata in causa, le espongo le ragioni per cui, le lavoratrici non hanno alcun voglia di rimanere al lavoro. 1) Gina è stanca di correre. Lo ha fatto per quasi tutta la vita, per conciliare il lavoro e la famiglia. Gina si è sempre arrangiata da sola nella gestione della casa e dei figli. Non potendo usufruire del servizio pubblico, ha iscritto i figli alla scuola privata. La scuola pubblica alle 16.30 chiudeva, le vacanze duravano quasi tre mesi e le scuole quando c'erano le elezioni chiudevano. Ma l'azienda dove lavorava Gina no, e lei certamente non disponeva di così tante ferie. La signora Gina, per quanto ha potuto, ha usufruito dell'aiuto dei nonni. Poi, purtroppo, si sono ammalati e lei e il marito si sono occupati di loro, facendo salti mortali. Gina è stanca ma, secondo le statistiche riportate dalla Bonino, avrebbe ancora a disposizione almeno 15 anni di buona vita. Ma la signora Gina, dopo tanto lavoro, desidera rilassarsi, dedicarsi alla lettura, visitare mostre e musei, andare a teatro, insomma fare tutte quelle cose che non ha potuto fare prima. 2) Nessuno ha il coraggio di dirlo: l'azienda di Gina non vede l'ora di sostituirla con un ragazzo a tempo determinato. 3) E' vero che la vita si è allungata e che il sistema pensionistico è in crisi, ma Gina è stanca e dopo tanti anni di lavoro vuole finalmente vivere una stagione di tranquillità "
la risposta è coerente con i commenti raccolti nel bostro blog. Un ultimo pensiero... che la Bonino tornasse ad occuparsi dell'eliminazione della pena di morte, le è senz'altro piu' congeniale, e lasciasse altri temi, da lei poco conosciuti a chi è piu' competente della materia...
Da Raffaella a
23/06/2007 16.46
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criticare la Bonino... è come sparare sulla Croce Rossa
QUESTA ESTERNAZIONE DELLA BONINO INSIEME A QUELLA PIU' RECENTE, SULLA MINACCIA DI DIMISSIONI DA MINISTRA A FRONTE DELLA POLITICA DEL GOVERNO SULLE PENSIONI, DOVREBBERO RENDERCI CHIARO CHI ABBIAMO DI FRONTE E PERCHE' IL PARTITO RADICALE, NONOSTANTE L'INDUBBIO VALORE DI ALCUNE PROPRIE CAMPAGNE ED INIZIATIVE PASSATE E PRESENTI, RESTERA' SEMPRE UNA MINORANZA NEL PAESE. GENTE COSì NON MERITA NEPPURE LE NOSTRE CRITICHE E LA NOSTRA ATTENZIONE.
Da walterdeitinger a
19/07/2007 19.26
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