MI VIEN DA RIDERE…
dal socio Stefano
Mi vien da ridere diceva lo slogan di un Carosello degli anni ’70. A me è venuto da ridere leggendo domenica i giornali sull’argomento riforma welfare. Non entro nello specifico dell’intero testo che dovrebbe essere presentato ufficialmente venerdì, ma sul fronte lotta al precariato mi sento di dover dire qualcosa. Specialmente sulle due misure principali che secondo alcune parti del governo, quelle più moderate, sarebbero strumenti per combattere il precariato. Innanzitutto il tetto al lavoro a termine: “I contratti a tempo determinato non possono essere rinnovati più di tre volte (36 mesi)”. Bello, se non ci fosse come dicono a Zurigo e dintorni, la magagna. Infatti il testo continua (e questo lo hanno sottolineato in pochi) “a meno di un passaggio presso l’Ufficio provinciale del lavoro e con la dovuta assistenza sindacale”. Tradotto significa che basterà un accordo dell’azienda con un qualsiasi sindacato e oplà, la proroga sarà cosa possibile. Sinceramente non ci vedo tutto questo freno al precariato. Personalmente ci aggiungo pure (ma questo è proprio un parere personale) che se la difesa del lavoratore precario sta nelle mani di un accordo tra sindacato e controparte, viste come sono andate le cose negli ultimi anni, Dio ci salvi! Il secondo punto forte è l’abolizione dello Staff Leasing. Per chi non lo sapesse in breve lo staff leasing fu introdotto con la Legge Biagi nell’ambito delle nuove forme di contratto proponibili. Si tratta di una formula per cui il lavoratore viene “prestato” per un periodo da una azienda detta fornitrice e da questa viene retribuito, ma funzionalmente presta il suo lavoro presso altre aziende che hanno bisogno di quella professionalità.
Anche qui c’è una piccola magagna. Già, perché lo staff leasing come altre forme contrattuali quali il lavoro a chiamata (job on call per gli amanti dei tecnicismi) o il lavoro condiviso sono forme contrattuali usate pochissimo, praticamente con un incidenza quasi nulla sul problema del precariato. Questo non è un parere personale ma un dato numerico oggettivo dichiarato dal Centro Studi Confindustria che nel gennaio 2006 ha pubblicato la ricerca “L’utilizzo degli strumenti normativi introdotti dalla legge 30/32003”. Testuali parole dicono ”I risultati indicano un utilizzo poco più che marginale di quelle forme contrattuali nuove, quali il lavoro a chiamata, lo staff leasing e il lavoro condiviso”. Insomma la lotta al precariato parte dall’abolizione dello strumento meno utilizzato, un po’ come se la lotta alle tossicodipendenze partisse con la sana abolizione delle vendita libera dei lacci emostatici... E dire che il programma prelettorale della lotta al precariato era basato su un assioma molto semplice che naturalmente si è perso strada facendo: “contratti a tempo determinato solo per lavori OGGETTIVAMENTE riconducibili a un periodo determinato”. Facile, talmente facile da essere stato completamente dimenticato
Da Raffaella a
30/07/2007 13.31